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GM P. JACKET
Mission: 2 — The betrothed
 Stardate 9912.05
Prologo

La nostra prima missione si è conclusa in maniera, tutto sommato, positiva. Se si eccettua per il sedicente scienziato Ferengi che abbiamo catturato e che in questo momento si trova nelle celle della Afrodite e l'avvoltoio Argo, regalo personale per il Capitano da parte di sua madre, è andato tutto bene. Abbiamo appena ricevuto dei nuovi ordini per la prossima missione da De Leone in persona, che però ha chiesto il massimo riserbo al Capitano, tanto da permettere la conoscenza di tali ordini solo al Capitano stesso e al Numero Uno. Sembra che tutto ruoti intorno ai manufatti alieni recuperati sulla Cassiopea: grazie alla "collaborazione" di Geppo, il vivace "gattino" del Capitano, abbiamo scoperto che all'interno del Manufatto c'era una trasmittente che emette uno strano messaggio in codice che in questo momento si sta tentando di decodificare nel dipartimento scientifico. Dalla fine della missione sulla Cassiopea ho avuto molto tempo per terminare di creare il mio programma olografico; oramai per poterlo utilizzare manca soltanto una diagnostica generale, oltre naturalmente ad un Barista e un Ponte Ologrammi Funzionante!
Il Consigliere di bordo continua a tormentarmi tanto che è arrivato a tendermi degli agguati vicino alla porta del mio alloggio a cui sono riuscito a sfuggire grazie al mio vice. Il mite Guardiamarina Boregh, che mi ha fatto da guardia del corpo per un po' di tempo, ultimamente (e chissà come mai, quando ero con lui, Becco non mi si avvicinava...) ha comunque trovato modo di spedire in Infermeria una buona parte dell'equipaggio. Del resto lui è un tipo molto mite, è vero, ma ci sono due cose che non bisogna mai e poi mai fargli; la prima è prenderlo in giro e la seconda è parlare male della botanica ("molte specie senzienti meritano di esistere in questa galassia meno di qualsiasi specie vegetale" ama ripetere spesso). Per sua sfortuna il Guardiamarina Santagata ha fatto entrambe queste cose davanti al mio secondo; risultato molti feriti, molti arrestati e Boregh fresco come una rosa al termine della rissa e, naturalmente, nessuno che l'abbia accusato di aver cominciato la rissa. A dire il vero (e tutto sommato, da ciò che ho sentito dire, mi pare vero) è stato accusato di aver cominciato la rissa il Guardiamarina Santagata, ma nessuno ha voluto infierire su di lui, visto che in questo momento si trova in Infermeria e ci resterà ancora per un bel pezzo. Intanto continuiamo a fare le cavie con le nuove uniformi che, se ad un primo esame potevano dirsi brutte, ad un'analisi successiva ed approfondita appaiono proprio orrende. Il Capitano sta cercando in tutti i modi di trovare una scusa per non fare più da modelli al Comando di Flotta ed ha chiesto a tutti dell'equipaggio di cercare una scusa plausibile per risolvere il problema, ma finora niente di accettabile. In compenso si è rifiutato categoricamente di celebrare il matrimonio tra i due guardiamrina che avevano deciso di fare il grande passo adducendo come scusa "contrasti tra la cerimonia e la sua razza".

"Guardiamarina Jacket, non le sembra ora di venire in Plancia o vuole passare direttamente dal suo alloggio alle prigioni della nave?"
La voce del Capitano mi fece capire di essere per l'ennesima volta in ritardo.
"Qui Jacket." - dissi premendo il mio comunicatore - "Mi scusi Capitano, non succederà più. Arrivo subito".
"Lo spero per lei. Sa Guardiamarina, potrei anche ordinarle di fare tre sedute al giorno con il nostro Consigliere di bordo, non so se mi spiego..."
No, il Consigliere no!
"Si è spiegato benissimo Capitano. Arrivo immediatamente. Jacket, chiudo" - dissi interrompendo la comunicazione con il mio ufficiale comandante.

Credo a questo punto che sia il caso di dirigermi alla svelta in Plancia. So che è vietato dalle Convenzioni Intergalattiche sui Diritti degli Esseri Senzienti, ma credo che il Capitano possa mettere in atto la sua minaccia!

Diario di Missione

Come al solito, con l'inizio della missione avevamo avuto i nostri primi problemi con lo scaldabagno che alcuni già a San Francisco si ostinano a chiamare astronave. Nell'attesa che riuscissimo a decodificare il messaggio emesso dal manufatto alieno recuperato nella precedente missione, il Capitano aveva deciso di fare un'altra capatina al Disney Planet, magari ritentando nuovamente la fortuna nella speranza di vincere qualche altro barattolone di nutella (per quanto io preferissi il viaggio a Risa...).
Ma quando cercai di impostare la rotta dalla mia consolle, per tutta risposta il Computer si rifiutò di accettarla. Dopo svariati tentativi, avvertii il Capitano, che decise di rinunciare al nuovo viaggio al Disney Planet, consigliandoci di cercare di riparare i sistemi danneggiati della nave nell'attesa. A dire la verità, quando parlai con il Capitano, mi sembrava un po' distratto: probabilmente erano le voci (più che fondate a giudicare da ciò che vedevo alle mie spalle) che circolavano per la nave sul fatto che Eva Brown ci stava provando con Frruuu; senza considerare gli innumerevoli problemi che ci dava Argo, l'avvoltoio del Capitano, che passava il suo tempo a litigare con il gatto Geppo e a depositare i suoi bisogni per tutta la nave e in particolare in sala macchine dove aveva eletto i motori a curvatura a sua stufetta personale, mandando in bestia il nostro Ingegbnere Capo, Jidtzia Ta Nutri. Ad un tratto, però, il Capitano si calmò un poco: finalmente era stato riparato il ponte ologrammi e lui sarebbe potuto tornare a vedere lì la sua holonovela preferita ("Una Holonovela vista fuori dal ponte ologrammi non è una vera Holonovela" diceva lui).
Prima di iniziare a lavorare sul computer della nave dalla mia postazione in Plancia, però, avevo un altro compito da eseguire: il Capitano mi chiese di inviare un rapporto al Comando di Flotta per cercare di porre rimedio alla tortura a cui ci stavano sottoponendo con l'introduzione di quelle nuove (e bruttissime) uniformi gialle. Sembrava che lui e il nostro Medico Capo avessero trovato una soluzione al problema: la dottoressa T'Mik aveva rilasciato un certificato medico in cui sosteneva che non potevamo indossare le nuove uniformi perché alcuni membri dell'equipaggio erano allergici al giallo delle stesse ed avevano anche problemi di equilibrio. Per quanto io non fossi convinto del risultato, inviai rapporto e certificato medico ed iniziai a lavorare sul computer. Mentre mi mettevo al lavoro, il Guardiamarina D'Accardi ci informò che avevamo incontrato sulla nostra rotta una Nebula, all'interno della quale c'era una nave spaziale sconosciuta, che i sensori ancora non erano in grado di identificare perché era fuori del loro raggio di azione. Intanto il mio lavoro di riparazione del computer stava procedendo bene ed ero arrivato a buon punto, quando il Capitano mi disse di sbrigarmi perché il Numero Uno era riuscito, con l'aiuto di un personaggio mitico e quasi avvolto nella leggenda noto sotto il nome de "Il Folle", a decrittare il messaggio (che si era rivelato essere una rotta) e così avevamo assolutamente bisogno di poter nuovamente dirigere la nostra nave in una direzione ben precisa. Non fu un'idea illuminata da parte del Capitano, perché nella fretta toccai un circuito che non dovevo toccare e mi presi una bella scossa che mi fece rizzare leggermente i capelli in testa, oltre a farmi crollare a Terra come un sacco di patate. Non so cosa accadde subito dopo, e per quanto tempo rimasi a Terra. So solo che ad un certo punto sentii una voce che mi diceva:
"Vede Guardiamarina, questo non è stato un incidente, bensì un suo tentativo inconscio di autopunirsi per alcune cose cattive che ha sicuramente compiuto nella sua infanzia."
Non ebbi bisogno di sentire altro, perché avevo già riconosciuto la voce della mia Nemesi: il Consigliere Stanislao Becco!
Mi rialzai immediatamente, mi sedetti alla mia postazione e cercai di riprendere la calma, anche se avevo l'uniforme semi-bruciacchiata e i capelli in testa ancora leggermente dritti! Le riparazioni furono terminate dalla sezione scientifica che riuscì oltre a far accettare la nuova rotta al computer, anche a far uscire dal suo alloggio il Guardiamarina Da Nee che vi era rimasto bloccato.
Ora potevamo dirigerci sul luogo indicato dal manufatto misterioso; solo che non avevamo ancora la velocità di curvatura, e potevamo quindi muoverci solo ad impulso. Proseguendo quindi sempre a velocità subluce, entrammo nella Nebula Matilda, che si trovava sulla nostra rotta. Una volta entrati, ci accorgemmo che la Nebula aveva uno strano effetto sulla nave facendola sobbalzare ad uno strano ritmo. Non andammo molto avanti nelle indagini su questa situazione, anche perché ricevemmo la notizia che il nostro stratagemma del certificato medico per le nuove uniformi era stato creduto e quindi non avremmo dovuto mettere quei bruttissimi stracci gialli. Quando entrammo nella Nebula, il computer attivò l'allarme giallo; poi, dopo un po', finalmente scoprimmo chi era la nave sconosciuta: vedemmo apparire la figura slanciata di una nave di classe Sovereign e scoprimmo che si trattava... dell'Enterprise! Erano entrati anche loro nella Nebula perché avevano notato gli strani effetti causati dal gas metronomo della Nebula stessa e volevano saperne di più.
Successivamente riuscimmo a ripristinare la velocità di curvatura, che ci mancava dalla precedente missione; così a quel punto potevamo dirigerci nel luogo indicato dal Manufatto. Non prima però di essere riusciti a riavere gli scudi al massimo: dopo un po' che lavoravo alla mia consolle, riuscii a riportarli nuovamente a pieno regime. A quel punto potevamo finalmente dirigerci verso il sistema sconosciuto; quindi uscimmo dalla Nebula. Intanto il Capitano continuava ad essere sempre più accigliato: il suo gatto stava litigando con l'avvoltoio e i due animali avevano rovesciato la tazza di latte del "micetto" addosso al Capitano stesso. Potei accorgermi di questo, non solo per il baccano che c'era in Plancia, ma anche per le parolacce che il Capitano Alighieri stava "allegramente" pronunciando. In quel momento in Plancia c'era una mezza rivoluzione: avvoltoio e gatto impegnati in un combattimento furioso, Ernestina che stava cercando di pulire i residui della lotta, il Capitano in canottiera per cercare di ripulirsi l'uniforme e il Consigliere che come al solito mi stava puntando da dietro la postazione del Numero Uno. In mezzo a quel trambusto, apparve sullo schermo il faccione sorridente del Capitano Picard. Sorridente per poco, perché appena notò cosa stava accadendo da noi, disse due parole di convenienza (anche loro erano usciti dalla Nebula e si apprestavano a riprendere la loro missione) e facendo finta di niente salutò la nostra Ernestina che aveva prestato servizio con lui sulla Enterprise-D. Sempre più sconvolto e a disagio, il buon vecchio Capitano Picard (quanti ricordi... da quel giorno in cui lo incontrai su quella stazione spaziale, a quando prestai servizio sulla compianta Enterprise-D alla postazione tattica del Signor Worf agli ordini del signor Data) ci salutò e riprese la propria missione. Devo dire che, nonostante il longilineo comandante Riker avesse fatto di tutto per non farsi sentire, io mi sono reso conto subito che aveva fatto qualcuna delle sue battutacce su di noi anche perché il Consigliere Troi fece un sorrisetto, neanche troppo velato, quando il Numero Uno dell'Enterprise si mise a bisbigliare.

Chiuso il canale con l'Enterprise, continuammo la nostra missione, dirigendoci verso il sistema misterioso. Durante il viaggio, accadde un fatto che diede l'ennesimo colpo alla nostra già scalcinata astronave. Il nostro Primo Ufficiale si prese il raffreddore, ed essendo una Horta, dal suo "naso" non usciva normale muco, bensì acido, che corrodeva il pavimento della già martoriata Plancia. In più, quando starnutiva, faceva un volo all'indietro rischiando di perforare le paratie. così il Capitano fu costretto a spedire Frruuu in infermeria prima che corrodesse del tutto la Plancia; dopodiché la vita sul Ponte di Comando riprese a scorrere tranquilla finché non scattò l'allarme rosso: il prigioniero Ferengi, reduce dell'ultima missione, era scappato. La sicurezza cercò di riprenderlo, ma non ne ebbe il tempo; il nostro incauto compagno di viaggio ebbe la "brillante" idea di andare a sbattere, durante la sua fuga, contro il mio vice, Boregh, che lo convinse con le "buone" ad andare in Infermeria: solo più tardi avrei saputo che il motivo per cui il Ferengi andò in Infermeria era per curarsi...

Comunque, risolto anche questo inconveniente continuammo il nostro viaggio finché non raggiungemmo il sistema inesplorato. Non appena uscimmo dalla curvatura, io iniziai ad avere il presentimento che qualcosa stesse per andare male. Iniziai a sudare freddo senza un apparente motivo (e con grande soddisfazione di Becco che si mise a sfregarsi le mani), mi agitai oltre l'inverosimile ed iniziai quasi a tremare. E a calmarmi non contribuirono certo Argo che si era messo a volare in tondo sopra la mia testa, o il nostro caro Stan Becco che continuava a sorridere sadicamente. così mi rivolsi al Capitano e, cercando di essere il più calmo possibile, gli chiesi se non era il caso di rientrare alla base. Del resto ad una prima occhiata dei sensori, quel sistema non aveva niente di bello da vedere e se stavamo là per fare un piacere a De Leone... beh, dopo tutto quello che ci aveva fatto quando eravamo in Accademia poteva anche sognarsi di ricevere favori da noi. Il Capitano Alighieri, però, mi rispose che aveva degli ordini e che la missione continuava, dicendo inoltre che non si trattava di fare un piacere a De Leone. E così, un po' grazie alla temperatura dell'astronave che continuava a salire e a scendere (e in quel momento era discretamente bassa), un po' grazie ad Argo, io non riuscii a calmarmi e continuavo ad essere nervosissimo. E a nulla servì l'idea del Guardiamarina Da Nee di rialzare la temperatura della nostra astronave: il mio malessere continuava. E, cattivo presagio dopo cattivo presagio, il Capitano per poco non cadde sui segni lasciati dal Numero Uno a causa del suo raffreddore sul pavimento della Plancia. così decisi di prendermi un attimo di pausa. E dopo aver chiesto il permesso al Capitano ed essermi fatto sostituire dal mio secondo, il Guardiamarina Boregh (che prima di sedersi alla postazione delle operazioni ringraziò il Capitano per avergli dato un certo catalogo di cui non ho capito il nome), mi diressi verso il turboascensore per andare nel mio alloggio nella speranza di calmarmi e convincermi che il mio presentimento fosse completamente sbagliato.

Scrivere il mio diario personale, mentre bevevo bicchieroni di camomilla formato famiglia, non aveva contribuito per niente a calmarmi. Qualcosa sta per andare male, lo sento, e anche se non sono un Betazoide e non ho nessun potere empatico, ne sono più che convinto. Forse dovrei andare in Infermeria a farmi dare un calmante... no, non se ne parla. Preferisco evitare di prendere medicine. Se dovesse succedere veramente qualcosa voglio poter essere pronto a svolgere il mio dovere. Quindi credo che sia il caso di prendere un'altro po' di camomilla.
Rivolgendomi al replicatore dissi "Una Caraffa di Camomilla ultra concentrata."
E ora, appena mi sono scolato questa camomilla, me ne torno in Plancia e che accada ciò che deve accadere...


GM Peter Jacket
COO
USS Afrodite NCC-1863

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