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GM P. JACKET
Mission: 3 — The search for Maxwell
 Stardate 10006.15
Prologo

Diario Personale ID PL-003.10/a
GM Peter Jacket

Siamo oramai in orbita al pianeta Sergross IV, dove dovrebbe trovarsi la Maxwell. Abbiamo ricevuto gli ordini dal Comando di Flotta e sembra che dobbiamo stabilire un Primo Contatto con la razza abitante sul pianeta. Sembra inoltre che dobbiamo cercare di convincere il Capitano Maxwell a rientrare nello spazio Federale. Benché io sia dell'opinione di lasciarla dov'è (molti cadetti ce ne sarebbero grati...), sembra che la raccomandazione personale della Platoniana che ci ha comunicato gli ordini, abbia fatto effetto su tutti gli uomini dell'equipaggio e anche su di me... finché non ho ripensato a ciò che ho dovuto passare quando ero un Cadetto all'Accademia di Flotta. Comunque il Capitano ha preso la sua decisione e nessuno può fargli cambiare idea. I miei cattivi presagi durante i nostri ultimi movimenti alla ricerca del pianeta dei Sergross hanno avuto la loro conferma: il computer della nave ha letteralmente semi-distrutto il programma olografico che stavo creando, cosicché sono quasi dovuto ripartire da zero per ricrearlo. Ora sono finalmente riuscito a terminarlo ed ho anche trovato un barista: un cugino del nostro prigioniero (il sedicente scienziato ferengi) si è dichiarato più che entusiasta all'idea di gestire un bar olografico su di una nave della Federazione. Spero solo che non combini guai. Appena avrà un minuto di tempo voglio vedere se tutto va alla perfezione e se ho fatto bene a fidarmi del ferengi. Da quando ho attivato il programma tre giorni fa, non sono ancora riuscito ad andarci. Nota personale: il consigliere Becco continua ad avermi come sua vittima preferita. Non posso fare un passo fuori dal mio alloggio, che ecco che me lo ritrovo davanti (quando va bene). Devo ricordarmi di farmi consigliare da "Il Folle" su come renderlo inoffensivo. So che è una cosa rischiosissima e pericolosissima avere a che fare con "Il Folle", ma oramai non mi è rimasto più nient'altro da fare e non posso continuare a girare per la nave con il terrore di veder sbucare il consigliere da dietro ogni angolo.


-"Guardiamarina Jacket. A rapporto in Sala Tattica tra cinque minuti. Faremo un briefing sulla missione che ci aspetta."
-"Arrivo Capitano."

-"Computer Terminare diario e registrare"
- Diario salvato.
Ok. Ora credo che sia il caso di andare a questa riunione, anche se tutto sommato si poteva farla ad un ora più decente. Praticamente è notte fonda (se si può dire una cosa del genere nello spazio...) e la maggior parte della gente perbene a quest'ora dorme!

Nella nostra Galassia, esiste un luogo dove coloro che pensano di poter comandare un giorno potenti navi stellari si possono incontrare con vecchi rincogl... ehm ... con coloro che già lo hanno fatto in passato (mooooolto nel passato). In questo mitico locale si possono trovare esseri di ogni razza e non è raro incontrare ad uno dei tavoli Jean-Luc Picard... è impossibile perché il Capitano dell'Enterprise ha altro da fare che perdere tempo in queste bettole! A volte potrebbe non scoppiare una rissa, ma si tratta pur sempre di una cosa in famiglia, che quando va bene può portare semplicemente ad una guerra interplanetaria. Ricordate, però, il primo giro viene sempre pagato in... latinuum, chiunque voi siate. E se poi avete qualcosa da raccontare... beh, forse qualcuno vi starà a sentire!*

L'ultima missione in cui avevamo avuto a che fare con il Capitano Maxwell mi aveva veramente esaurito. Avevo proprio bisogno di rilassarmi. Così decisi di andare a prendere qualcosa al Bar olografico della nave. Era un bar che io avevo programmato appunto per potermi distrarre quando ne avevo bisogno, che facevo gestire ad un ferengi (reale) e che avevo chiamato "La Tavola del Guardiamarina". Gli avventori che vi si potevano trovare erano sia olografici (di tutte le razze possibili) sia, naturalmente, altri ufficiali della Afrodite che volevano rimpinguare le finanze del barista. Oramai era diventata per me una meta fissa dopo aver finito il mio turno di servizio in Plancia e avevo anche stretto "amicizia" con alcuni avventori olografici abituali, che avevano anche la pazienza di starmi a sentire quando volevo raccontare qualcosa. così avevo preso l'abitudine di andare al bar, bere qualcosa e raccontargli le mie disavventure nelle missioni che avevo portato a termine insieme con l'equipaggio della Afrodite. E anche quel giorno avevo intenzione di ragguagliarli sulla missione di salvataggio della Maxwell. così, appena varcai la porta del ponte ologrammi, iniziai subito a cercarli con lo sguardo. Come al solito, la luce nel bar era soffusa. Al bancone c'era Tog, il barista, che stava intrugliando con qualche bevanda sintetica. Cercai i miei "compagni di bevute" e li scorsi verso il fondo del bar, dove stavano sempre, anche perché io stesso li avevo programmati in modo che rimanessero sempre là. Quel giorno c'era poca gente, sia olografica che reale, e in tutto ci saranno state 20 persone nel bar. Andai da Tog e gli ordinai un bicchiere di Cola Betazoide, poi, dopo aver preso il bicchiere con la bevanda, mi diressi verso il tavolo dove si trovavano i miei amici olografici. Essi erano un Klingon, un Tellarite, un Vulcaniano ed un Romulano. Il primo ad accogliermi fu proprio il Tellarite.
"Salve Guardiamarina." mi disse "Come va?" e mi indicò una sedia libera invitandomi a sedere. Si chiama Tern ed assomiglia molto al rettore Ster. Non so come mai ci fosse questa somiglianza (che io non avevo certo programmato, ci mancherebbe altro!) però il computer lo aveva creato così. Oltre a questo aveva la caratteristica di emettere un forte odore di prosciutto sotto grappa. Presi la sedia e mi sedetti. Al mio fianco c'era il Klingon il di nome Kovoch. Come tutti gli altri al mio tavolo, anche lui aveva un'età avanzata e l'avevo programmato come se fosse un Capitano di astronave in congedo.
- "Cosa ci racconta quest'oggi?" A parlare era Jardek, un romulano che aveva un'insospettabile passione per la birra romulana, di cui aveva un bicchiere ricolmo in mano.
- "Credo che vi racconterò della mia ultima missione." Gli dissi con fare distratto.
- "Naturalmente. Visto che i suoi racconti hanno sempre riguardato le sue missioni, era logico che anche questa volta avrebbe raccontato le sue, chiamiamole così, gesta." In questo caso fu T'Von ad intervenire, un vulcaniano a cui avevo dato una razionalità che avrebbe fatto invidia all'ambasciatore Spock.
- "Allora inizi, la prego. Come direbbero gli umani, non stiamo più nella pelle!" disse Kovoch.
- "Se non sbaglio l'ultima volta ci aveva raccontato di come avevate trovato quegli strani manufatti che emettevano quel segnale..." intervenne Tern
- "già e se non sbaglio dopo aver decifrato il segnale, avevate raggiunto il sistema segnalato dai manufatti stessi." continuò Jardek.
- "Infatti" iniziai io. - "Una volta decifrato il codice del manufatto e raggiunto il sistema planetario indicatoci dal manufatto stesso, attendemmo gli ordini del comando di flotta. Fu una Platoniana a dirci che dovevamo cercare il Capitano Maxwell sul pianeta Sergross e riportarla all'interno dello spazio federale, oltre naturalmente a risolvere il mistero della sua scomparsa..."

Diario di Missione

Dopo qualche minuto che stavo lavorando alla mia console in Plancia fui costretto ad ammettere la mia sconfitta e dissi al Capitano che non ero riuscito a localizzare la Maxwell. Così fummo costretti ad entrare in stato di massima allerta per cercare di trovare il nostro vecchio insegnante ai tempi dell'Accademia sul pianeta. Intanto a bordo si diffuse un'ondata di panico perché iniziò a circolare la voce che la Maxwell fosse morta. Io non diedi credito a quelle voci anche perché la Maxwell è peggio dei gatti: ha 9 vite e forse anche qualcuna in più! Intanto i soliti casini che possono verificarsi solo a bordo della Afrodite, puntualmente accaddero: la consolle della sicurezza a cui stava lavorando il guardiamarina D'Accardi, si incendiò ed ebbe come conseguenza lo svenimento del GM Renzi. Mentre tutto questo stava succedendo alle mie spalle, ricevetti una comunicazione da Sergross: i Sergeiss ci informarono che il Capitano Maxwell si trovava sul pianeta e ci diedero le coordinate per raggiungerla. La notizia non sconvolse più di tanto la "normale routine" di Plancia: il Capitano stava parlando con il Numero Uno di una non meglio identificata indagine del servizio segreto della flotta (non ho capito bene), uno dei nostri medici stava curando, con pochi risultati, da quello che riuscivo ad intravedere dalla mia postazione, il guardiamarina Renzi; il guardiamarina Da Nee stava sistemando l'incendio e in mezzo a tutto questo trambusto, il consigliere Becco mi stava puntando annuendo con la testa e scribacchiando qualcosa su un DiPAD. Mentre le cose stavano tornando lentamente alla "normalità", fummo autorizzati dai Sergeiss a sbarcare sul loro pianeta. Formammo così la squadra di sbarco che era composta da tutti gli ufficiali superiori ad eccezione di Renzi e Robert van Bajark impegnati in Infermeria (l'uno a curare l'altra). Io lasciai alla mia console il mio vice Boregh, ed il Capitano mi fece una gradita sorpresa lasciando al comando della nave il consigliere Becco: non sapevo se avremmo ritrovato la nave "intera" così come l'avevamo lasciata quando saremmo tornati a bordo, però il fatto di fare una missione a terra senza il Consigliere tra i piedi mi riempiva di gioia. Il lato negativo era che, essendo una missione di primo contatto, fummo costretti a mettere le alte uniformi "da gelataio", quelle tutte bianche per intenderci. così ci recammo tutti in sala teletrasporto e prima di sbarcare, dovemmo attendere qualche istante che arrivasse la dottoressa T'Mik, che sembrava non ritenesse logico utilizzare le alte uniformi per quella missione; tralasciamo i commenti che il Capitano fece sulla razza dei vulcaniani (c'e' sempre un limite alla decenza...). Appena arrivò T'Mik, ci teletrasportammo, e appena materializzati fummo informati dalla nave del fatto che anche la Sala Teletrasporto 2 si era guastata e che al momento eravamo bloccati sul pianeta, visto che anche l'altra sala teletrasporto era fuori uso. Neanche il tempo di arrabbiarsi per l'ennesima disfunzione della nostra nave, che iniziarono subito a manifestarsi dei problemi. Sul pianeta c'era un'alta gravità che mi mandò in tilt per alcuni secondi facendomi barcollare; in quel momento avevo l'impressione di trovarmi sul ponte di un veliero del XVIII secolo terrestre durante una tempesta. Ma per fortuna il disturbo che mi aveva causato l'alta gravità del pianeta durò poco; al contrario il Capitano fu colpito da un disturbo un po' più grave visto che fu costretto a parlare in maniera strana ed incomprensibile per tutto il resto della missione sputacchiando continuamente. E considerando che avevamo una missione di primo contatto da effettuare, quella non era certo una bella cosa! Dopo un po' la dottoressa T'Mik ci fece notare dove si trovava la Maxwell e noi ci dirigemmo verso di lei per incontrarla e chiederle finalmente spiegazioni sul perché avesse agito così. Fummo poi raggiunti da un uomo che la Maxwell ci presentò come suo fratello Vladimiro. Questo arrivo sconvolse le donne della nostra squadra di sbarco che iniziarono a guardarlo come se fosse un Adone; questa fu una cosa che mi lasciò un po' allibito perché quell'uomo assomigliava a quel tizio che se ne andava in giro insieme a quella scimmia alta 3 metri pilotando una nave spaziale dal nome improponibile (Aquila Millenaria, o qualcosa del genere) schivando colpi di laser per tutto l'Impero, solo che questo era vestito in maniera più trasandata (del resto era un archeologo). Insieme al fratello della Maxwell c'era anche un cane di nome Anubi: uno Yorkshire nano che era una vera peste. In quel momento ricevemmo dall'astronave la notizia che il teletrasporto sarebbe stato riparato entro un'ora, e quindi potevamo andarcene da quel pianeta appena avessimo voluto. Io seppi anche che la mia sezione (a causa dell'incendio che aveva messo fuori uso i teletrasporti) era senza energia e che Boregh stava lavorando per ripristinare il tutto. Mentre ricevevamo queste notizie dalla Afrodite, la Maxwell iniziò a spiegarci perché avesse agito così. Venimmo quindi a sapere che suo fratello stava indagando sui Sergeiss, i quali, pur non avendo una avanzata tecnologia, erano in grado di viaggiare nel tempo in modo talmente facile così come lo era per noi usare il teletrasporto. Quando la Maxwell fu contattata dal fratello (che aveva utilizzato i famosi gomitoli che avevamo trovato nelle missioni precedenti per inviargli un messaggio), lei non ci pensò due volte e decise di raggiungerlo per aiutarlo a svelare il mistero. Però, nonostante tutto il tempo passato sul pianeta, non erano ancora riusciti a capire in che modo i Sergeiss potessero viaggiare nel tempo, così tutti noi della squadra di sbarco decidemmo di aiutarli nella loro ricerca, per poi poterli consegnare alle autorità della Federazione, sperando in una giusta punizione (soprattutto per Joan Maxwell)! Come sempre, ci vogliono persone competenti per poter fare i lavori più difficili e modestamente noi eravamo mooolto competenti! Dopo un po' che cercavamo, il guardiamarina Da Nee scoprì delle emissioni nella banda EMIT provenienti dal sottosuolo. Grazie al nostro Numero Uno, potemmo raggiungerne la fonte con un tunnel sotterraneo che la nostra horta si mise a scavare e con nostra sorpresa, trovammo una copia esatta del Guardiano dell'Eternità! Questo Guardiano, oltre ad essere muto come un pesce, si trovava nei pressi di quello che sembrava essere un centro commerciale alieno, ma in cui si vendevano solo oggetti di un pacchiano incredibile che ritraevano, in maniera assurda, monumenti e montagne di tutti i pianeti conosciuti del quadrante alpha, più altri di pianeti che non avevo mai visto né sentito. E mentre io rimanevo allibito di fronte a questo esempio di assoluta volgarità, le donne della squadra di sbarco stavano iniziando a fare apprezzamenti sempre maggiori sul fratello del Capitano Maxwell. Naturalmente io non potevo restare fermo di fronte a questi atteggiamenti verso una persona che non faceva altro che scavare tra le mummie e decisi quindi di avvertire il Capitano Alighieri del comportamento della parte femminile della squadra di sbarco. Sfortunatamente, mi dimenticai quali erano i problemi del Capitano che, biascicando qualcosa che non compresi appieno ("g'ho avvlto di qulii breoqqupallmi!") decise di far finta di niente. così lasciai perdere anch'io anche perché ci fu un'altra cosa che attirò la mia attenzione: i Sergeiss erano notevolmente bassi! Probabilmente questo era causato dall'alta gravità del pianeta; gravità che fece un'altra vittima: il Medico Capo T'Mik cadde prendendo una botta ad un ginocchio. Intanto, superata la febbre da Vlad, sembrava che un'altra malattia ci avesse colpito e stavolta senza distinzione di sesso: la febbre da pacchianeria. Sembrava che tutti i membri della squadra di sbarco fossero stati attirati dagli oggetti pacchiani esposti sui banchi vendita del "centro commerciale" Sergeiss e si misero a fare acquisti. O meglio, scambi, visto che come ci spiegò la Maxwell i Sergeiss scambiavano quegli oggetti con metalli pesanti, di cui era povero il loro pianeta, andando indietro nel tempo e rifilandoli ad ignari indigeni dei vari pianeti della galassia, senza far loro capire che questi oggetti provenivano da un altro luogo e da un altro tempo. Noi non avevamo metalli pesanti, ma sembrava che i nostri interlocutori si accontentassero anche di pezzi della nostra uniforme. Fu allora che accadde una cosa che mandò fuori di testa tutta la squadra di sbarco. Un Sergeiss si mise a vendere cose veramente ridicole a prezzi veramente ridicoli, così ridicoli che tutti quanti, io compreso, ci buttammo ad acquistare (o meglio a scambiare) le cose più assurde e più inutili. Vi faccio un esempio: io acquistai una riproduzione della Torre di Pisa non pendente, una cartolina con le Piramidi Egiziane innevate, una veduta di una spiaggia di Rura Penthe ed un portachiavi Klingon con un finto Tribolo. Questa svendita di paccottiglia turbò molto il lato logico del nostro medico vulcaniano T'Mik, che svenne e fu aiutata da Jidtzia, prima naturalmente di buttarsi anche lei in acquisti pazzi. E mentre sulla nave tutto tornava alla normalità ed io venivo fregato da un Sergeiss che mi rifilava un libro con le più belle vedute delle vette innevate di Vulcano in cambio di ben due maniche ed un grado della mia uniforme, ci raggiunse Maronimass, che solo successivamente scoprimmo essere il Presidente del pianeta. Improvvisamente, però, accadde quello che avrebbe potuto mandare all'aria tutte le trattative diplomatiche: mentre Anubi gironzolava vicino ai Maxwell facendosi accarezzare solo dall'archeologo e dal Capitano Maxwell, fece la sua comparsa Geppo, il gatto del Capitano. Conoscendo la tranquillità del "micetto", in quel momento temetti che sarebbe rimasto ben poco del centro commerciale dopo che Geppo aveva finito con Anubi. Fortunatamente, le mie previsioni non si avverarono e tutto si risolse solo in un tentativo, fallito, di Anubi di addentare il nostro Capitano ed un altro, riuscito, di fare pipì sullo stivale di Jidtzia. così tra le risate generali della squadra di sbarco per l'accaduto ed in particolare di Maronimass, che evidentemente trovava divertente la lotta tra Geppo e Anubi la missione stava volgendo al termine ed appena fu riparato definitivamente il teletrasporto, potemmo rientrare a bordo della Afrodite. Io rientrai per primo insieme ai Maxwell, mentre sul pianeta rimase il Capitano a finire di intrecciare rapporti diplomatici con i Sergeiss (sembra che gli diedero un documento da portare al Presidente della Federazione). Appena rientrai a bordo, trovai Becco ad aspettarmi in sala teletrasporto, ed appena mi rimaterializzai del tutto lo vidi che mi scrutava con aria inorridita. Però devo ammettere che questa volta aveva una buona ragione: preso anch'io dalla febbre della paccottiglia, avevo scambiato buona parte della mia uniforme per acquistare i più utili oggetti inutili che avessi mai visto. E quando rientrai a bordo ero praticamente ridotto in canottiera e mutande! Appena Becco mi vide mi disse subito di trovarmi nel suo studio dove avremmo subito iniziato una luuuuuunga seduta. Non so come accadde, ma in quel momento la mazza da baseball in duranio delle Major del 2004 che avevo acquistato su Sergross e che avevo in mano, appena Becco mi voltò le spalle, mi scivolò, con forza, sulla sua testa tanto che dovemmo rinviare la seduta. Fu un episodio veramente strano. Ancora adesso non so spiegarmi come sia accaduto!!!
- "Finalmente quel Patagh ha avuto quello che si meritava!" mi interruppe Kovoch.
- "Con la violenza non si ottiene niente." Replicò T'Von - "Anche perché probabilmente lei ha subito una corte marziale."
- "Per mia fortuna no. Infatti, forse a causa della botta, Becco non si ricordava più niente e nessuno dell'equipaggio è andato a ricordargli quello che era accaduto in Sala Teletrasporto. Anche se ho l'impressione che qualcosa di vago lo ricordi, perché adesso ogni volta che mi incontra si mette una mano sulla testa massaggiandosi dove ha preso il colpo e mi guarda con aria pensierosa."
- "Insomma anche questa missione è finita in maniera trionfante!" intervenne Jardek. - "Come direste voi umani... Tutto è bene quel che finisce bene!"
- "In realtà ancora non era finita."
- "Ah, no? E cosa accadde dopo. Ci racconti Peter." disse Tern
- "Praticamente mancavano da definire solo alcuni particolari. Innanzitutto grazie al Capitano Maxwell, i due guardiamarina che da parecchio tempo attendevano di sposarsi, poterono finalmente farlo ed ottenerono come regalo di nozze tutta la paccottiglia che avevamo preso sul pianeta e poi partirono con una navetta per la Luna di Miele (o per il Saturno di Miele, o per il Betazed di miele o per il Bajor di miele... etc. etc. [NdA]). Poi alla Maxwell "regalammo" il presunto scienziato ferengi, ospite nelle prigioni della Afrodite da qualche tempo, così da poter mitigare l'eventuale condanna che la Federazione gli avrebbe potuto infliggere. E poi, grazie al cielo, il Capitano, appena rientrato a boirdo, tornò a parlare in modo normale. Infine, per incredibile che possa sembrare, tutta la nave era stata riparata completamente e finalmente sembrava funzionare alla perfezione."
- "Che bella storia..." intervenne improvvisamente Tog alle mie spalle. - "Ora ci sarebbe solo una piccola questione da risolvere." E detto questo mi porse un foglietto di carta. - "Questo è il conto."
- "Cosa! Ma devo pagare anche quello che hanno preso loro?!" dissi indicando i miei commensali.
- "Certo, perché forse loro non hanno bevuto?"
- "Ma sono Olografici! Fai pagare loro!"
- "Hai detto una cosa molto giusta... sono olografici, quindi il loro latinuum è olografico. E, chiss� perché, io preferisco quello vero!"
- "Io pago solo la mia parte, per la loro... arrangiati!" dissi sogghignando.
- "Ok. Quello che è giusto è giusto. Tu paghi solo la tua parte. Ma scusa un attimo, non è il consigliere Becco quello che è appena entrato?" mi disse indicando la porta del ponte ologrammi. - "Mentre cerchi i soldi, vorrei andare a scambiare due chiacchiere con lui a proposito di una certa storia su di una mazza da baseball che ho sentito poco fa."
- "Questo sembrerebbe un ricatto", commentò T'Von.
- "E lo è!", affermò Tog.
- "Ricattatore!" e detto questo saldai tutto il conto e mi avviai verso l'uscita.
- "È sempre un piacere guardiamarina!" mi disse il ferengi mentre me ne stavo andando. - "Torni quando vuole..."
Mentre passavo tra i tavoli, pensai che forse era il caso di modificare il programma e fare in modo che gli avventori non bevessero altrimenti sarei restato senza una lira in poco tempo. E così, con questi pensieri in testa, mi avvia verso l'uscita del Ponte Ologrammi. E proprio mentre uscivo, scorsi il consigliere Becco che si stava massaggiando la testa, guardandomi con aria sempre più perplessa.


GM Peter Jacket
COO
USS Afrodite NCC-1863

* Liberamente ispirato a "La Tavola del Capitano" ideato da John D. Ordover e Dean W. Smith. Possano perdonarmi per l'eresia che ho scritto ma...
dannazione sono un Cadetto, non uno Scrittore!

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