Erano passati oramai cinque giorni da quando avevamo ripreso a galoppare per le
stelle, ma già avevo molta nostalgia della Terra. Probabilmente avrei rivisto il
mio pianeta, Borg e alieni vari permettendo, tra un paio di anni ed ero
effettivamente molto triste. A nulla servivano le visite quotidiane alla serra
idroponica a rimirare tutte le specie di ranuncoli, né le partite ad
olo-calcetto fatte con gli olo-campioni del XXI secolo (Ronaldo, Vieri, Zico,
Pelè, Borgobello, Grabbi, Schenardi etc.). Non sapendo che fare decisi di andare
alla Tavola del Guardiamarina, sperando che un goccetto di Sint-Coca-Cola
potesse tirarmi su. Appena le porte della sala ologrammi si aprirono, mi accorsi
che quel giorno c'era veramente poca gente. Qualche guardiamarina della sezione
sicurezza (sembra che Rael avesse ancora la Luna di traverso per via del
prigioniero Ferengi), stava cercando di affogare il proprio disappunto nel bere.
C'erano poi un paio di ingegneria, un infermiere e un paio della sezione
sicurezza, quasi tutti sul bancone, e nessun altro. A parte ovviamente il
barista Ferengi in carne, ossa e voglia di profitto e gli avventori olografici
che avevo programmato io o gli altri che frequentavano il bar. Ovviamente nel
solito angolo c'erano i miei 4 compagni di bevute, ai quali solitamente
raccontavo le mie disavventure con la Afrodite e le mie frustrazioni. Erano
degli ottimi ascoltatori (li avevo programmati io così!) e in altre occasioni
erano riusciti a tirarmi su il morale, quindi con la speranza che ci riuscissero
anche oggi mi avviai verso di loro. Non prima però di aver ordinato un bicchiere
di Sint-Coca-Cola al bancone. Mentre mi dirigevo al tavolo, notai che le luci
soffuse davano un aspetto molto tranquillo al bar; il pianista, che avevo deciso
di aggiungere solo di recente, stava suonando una struggente melodia di fine
ventiduesimo secolo e l'ambiente era decisamente rilassato. Appena mi avvicinai
al tavolo dove c'erano i miei compagni fui subito apostrofato da Kovoch.
"Guardiamarina Jacket, finalmente è arrivato. La serata langue e stavamo per
addormentarci. Si sieda prego" - Disse porgendomi una sedia - "Spero che anche
questa sera ci racconterà una delle sue interessantissime storie."
"A dire la verità non sono in vena di racconti, stasera".
"Via, non si faccia pregare" Intervenne T'Von "So che le piace raccontare le sue
'Epiche' gesta, e del resto è logico presumere che lei sia venuto qui questa
sera proprio con questa intenzione visto che quando ci riuniamo racconta sempre
qualcosa"
"Mah... non so..."
"Forza, forza, inizi senza indugi." Continuò il Klingon dai capelli bianchi "E
questa volta vorrei sentire un racconto con un po' di azione, per Khaless,
perché gli ultimi suoi racconti erano interessanti, ma senza sangue che scorreva
a fiumi, come dovrebbe essere in una vera storia".
"Però dimostravano un acume tattico notevole e un intelligenza strategica molto
rimarcata" Disse Jardek. "Lei non sfigurerebbe al comando di una delle nostre
navi"
"Ma smettila patetico Romulano!" riprese Kovoch.
"Signori, spero non abbiate intenzione di cominciare un'altra rissa. Non sarebbe
del tutto logico, visto che siamo qui per ascoltare un racconto"
"E nemmeno pratico, se vogliamo dirla tutta" disse il Tellarita Tern "Dopo
l'ultima rissa ci sono voluti due giorni per risistemare il bar."
"Ok, questa volta non scatenerò niente. Anche perché nel bar ci sono solo una
ventina di persone e non mi divertirei a combattere contro così pochi
patagh.
Però il Guardiamarina Jacket deve iniziare alla svelta il suo racconto,
altrimenti potrei riprendere in considerazione l'idea della rissa per
movimentare la serata".
"Va bene, se la mettete su questo tono, inizierò il racconto. E per la gioia del
nostro Kovoch, stasera ci sarà addirittura una battaglia".
"Le cose si fanno interessanti..." disse il Klingon.
"Vi ricordate quando vi raccontai dei Sergiss e di come ritrovammo il Capitano
Maxwell? Beh, questa storia prende il via poco dopo, quando eravamo ancora in
orbita a Sergross..."
La missione con i Sergiss mi aveva veramente provato. E aveva provato
soprattutto il mio alloggio. Tutti i cimeli che mi avevano rifilato quegli
pseudo-viaggiatori del tempo avevano semi-inondato la mia stanza rendendola un
campo di battaglia, finché non ci venne in mente di affibbiarli (sia i miei sia
quelli degli altri ufficiali) agli sposini come regalo di nozze. Sposini che per
inciso si trovavano ancora sulla nave, insieme a quell'odiosa della Maxwell e al
suo regalo, il prigioniero ferengi, perché mentre stavano uscendo dalla nave con
lo shuttle, i due avevano inscenato un non so quale festino prendendo di petto
la paratia dell'Hangar. Risultato: Shuttle semi-distrutto, paratia da riparare e
la Maxwell, il suo cane e lo "scienziato" ferengi ancora a bordo. Comunque io
potevo starmene ancora per un po' tranquillamente nel mio alloggio, perché in
quel momento era il turno di Boregh. Certo, non tanto tranquillamente. Sembra
infatti che il caro vecchio rompib... ehm ... Stan Becco avesse un tremendo mal
di testa (povera stella...) che non sapeva a cosa (o chi...) attribuire e fosse
andato in Infermeria per farsi guarire. Sarebbe stato un bel guaio se avesse
ricordato cosa gli era accaduto ma comunque...
"Porca..." imprecai.
Era saltata improvvisamente l'illuminazione nel mio alloggio. Probabilmente aver
nominato Becco non aveva giovato ai deboli sistemi della Afrodite. Ritenendo che
fosse il caso di alzarmi per cercare di risistemare l'illuminazione del mio
alloggio, mi misi a cercare una Olo-Candela, senza però trovarla.
"Allarme Rosso. Allarme Rosso."
"E ora cosa... Porca...acc... 簧�#ç@ �+§$� @%&�� #@*�#... che male."
"Questo non è un linguaggio che si addice ad un Ufficiale della Flotta Stellare,
signor Jacket." Mi interruppe T'Von.
"Avrei voluto vedere lei se al buio, con l'allarme rosso che era scattato
improvvisamente, avesse centrato uno spigolo del suo armadio con la testa cosa
avrebbe detto".
"Non avrei detto assolutamente nulla. Del resto non è che imprecando il dolore
passa, o l'allarme rosso smette di suonare."
"Io avrei demolito quell'armadio a colpi di Bat'Leth!"
"Non avevo dubbi su questo" Commentò Jardek.
"Vuoi che adesso demolisca te?"
"Signori, vi prego, lasciate continuare il nostro giovane amico".
"Grazie Tern. Dunque, dove ero rimasto? Ah si. L'allarme rosso era scattato
all'improvviso..."
Uscii in fretta dal mio alloggio e mi diressi di corsa verso la Plancia. Mentre
correvo verso il turbolift l'allarme rosso era scattato due o tre volte, per poi
disinserirsi nuovamente. Non sapevo cosa stesse accadendo, ma era certo che
dovevo andare in Plancia, anche se la mia testa stava ancora rimbombando per la
botta di prima.
Appena le porte del turboascensore si aprirono sul ponte di Comando, feci
immediatamente rapporto al Capitano.
"Capo Operazioni a rapporto, Capitano".
"Ben arrivato Capo. Prenda il suo posto e ci porti fuori dal sistema dei
Sergiss. Sembra che abbiamo compagnia..."
"Si, Capitano" e mi diressi verso la mia consolle. Boregh appena mi avvicinai,
si alzò e mi fece posto, prendendo a sua volta la via del turboascensore.
"Muoviamoci a pieno impulso Capo."
"Sissignore" risposi io. Non sapevo cosa stesse accadendo, ma il Capitano
sembrava visibilmente preoccupato. Un boato improvviso, fece preoccupare anche
me. Diedi un'occhiata ai sensori e mi accorsi che i nostri 'compagni' di viaggio
erano i Borg. Dietro di me sentii delle voci concitate commentare gli eventi e
inviare ordini ai propri subordinati.
"Colpo diretto sugli scudi di dritta."
"Hanno sparato senza uscire dal Transwarp!"
"Timoniere manovre evasive. Rael, risponda al fuoco."
"Stanno sparando nuovamente!"
"Stavolta ci hanno mancato! Capitano" intervenni io "Si stanno allontanando...
no ora si stanno riavvicinando... Sparano nuovamente..."
Un nuovo colpo fece sobbalzare tutta la nave.
"Nuovo colpo diretto. Questa volta sugli scudi laterali di destra!"
"Raeeeeeeel!" urlò il Capitano.
"Un attimo, sto caricando i siluri fotonici... fuoco!" rispose il capo della
sicurezza.
Partirono 3 siluri fotonici che chiusero il tunnel Transwarp dei Borg rendendo
inoffensivo il cubo. Anche per quella volta ci eravamo salvati.
"Rapporto danni!" chiese il Capitano.
"La Plancia ha subito dei danni lievi. Lievi danni anche ai ponti 4, 5 e 6. Le
squadre di emergenza sono già al lavoro. Ho chiamato anche una squadra di
emergenza sul ponte per riparare i danni qui in Plancia" comunicai al
Capitano.
"Perfetto. Tutti al lavoro alle proprie postazioni. E visto che la situazione è
quasi tornata normale, credo che sia il caso di lasciare la zona il più presto
possibile, giusto per evitare altri brutti incontri... Signor Jacket, tracci una
rotta per il pianeta Terra... curvatura 6... attivare... Si torna a Casa!" ci
comunico' il Capitano.
Quasi non ci credevo, ma finalmente avrei rivisto il mio bel pianeta azzurro. In
realtà io non sono della Terra, ma sono nato nella stazione in orbita a Saturno,
però sono umano e buona parte della mia vita l'ho passata sulla Terra (a dire la
verità, non la parte migliore, visto che quei 4 anni di Accademia...) e tornare
sul pianeta dei miei avi... sul MIO pianeta era una cosa stupenda. Non vedevo
l'ora di arrivare.
"Peter, ma dove è finita la tua ombra?", interruppe i miei pensieri il
Guardiamarina Da Nee.
"Non saprei... Pare che avesse un leggero mal di testa... e che sia già in
Infermeria a curarsi! Se devo essere sincero è meglio così, conoscendolo avrebbe
reagito all'emergenza aumentando il panico... soprattutto il mio; non oso
pensare a cosa avrebbe potuto dire..."
Mentre terminavo la mia frase, udii le porte del turbolift che si
aprivano.
"Com'è che dite sulla Terra?" commentò Da Nee "Parli del diavolo e spuntano le
corna?"
"Come dice signor Da nee?" intervenne il Capitano.
"Ehm... niente Capitano."
Non avevo capito il commento di Da Nee, finché non mi girai e vidi la mia
Nemesi: il consigliere Stan Becco era entrato in Plancia scortato dal dottor
Carter.
Abbastanza nervoso al pensiero di quello che aveva scoperto il Consigliere,
restai in attesa delle sue stoccate, rimanendo immobile al mio posto, per non
dare nell'occhio.
"Allora Consigliere, tutto bene?"
"Si Capitano, il mal di testa mi è passato, anche se la dottoressa T'Mik non è
stata in grado di spiegarmene la causa. Comunque a sentire lei non dovrebbe più
tornarmi".
Se non fosse che mi trovavo in Plancia davanti a tutti, avrei fatto un salto di
gioia al sentire quelle parole.
"Bene signor Becco" riprese il Capitano "Prenda il suo posto e stia attento a
non intralciare la signora Ernestina che sta aiutando a sistemare questa bolgia
(magari lo fosse) di Plancia che abbiamo."
"Una vera battaglia, fatta da veri guerrieri! Finalmente un racconto
interessante!" commentò Kovoch.
"Però non è stato logico lasciare i Borg nel settore. Avrebbero potuto
riprendersi e assimilare il pianeta dei Sergiss."
"Poco probabile" Disse Tern "Se i Borg assimilano per cercare di raggiungere la
perfezione, appena vedevano come si comportavano i Sergiss, sarebbero scappati a
massima curvatura!"
"È una posizione curiosa la tua, ma devo ammettere che c'è un che di logico in
quello che dici Tern. Va da se' che comunque i Borg sono una minaccia per
chiunque e lasciarli in giro è troppo pericoloso oltre che illogico".
"Forse ha ragione" intervenni io con la speranza che potessi riprendere il
racconto "Però sul momento l'idea fu quella di squagliarcela, e così
facemmo.
Del resto i danni provocati dai Borg, per quanto strano possa sembrare, erano di
poca entità"
Così era praticamente tornato tutto alla normalità (o quasi). Becco di nuovo in
Plancia, ignaro della mazzata che gli avevo tirato qualche giorno prima,
Ernestina al lavoro a ripulire i pezzi di console e fili bruciati sparsi in giro
e tutti gli ufficiali in Plancia a giocare con varie applicazioni, quali il
superenalotto galattico e il flipper 'Cadetto Spaziale', intasando e rallentando
il già precario equilibrio del nostro computer. Che immaturi che sono i miei
compagni! Da poco avevamo combattuto con i Borg rischiando l'osso del collo,
c'eravamo salvati per il rotto della cuffia con la Plancia che era un cumulo di
detriti (anche se a dire la verità lo era anche prima dell'attacco Borg...) e
loro cosa facevano? Giocavano col computer della nave! Mi domando come abbiano
fatto a diventare ufficiali della flotta stellare.
"Capo", interruppe i miei pensieri il Capitano "Contatti il Comando di Flotta e
comunichi al Presidente della Federazione che abbiamo un documento per lui che
ci hanno dato i Sergiss. Gli faccia anche un breve resoconto della missione su
Sergross".
"Si signore" risposi prontamente io ed iniziai a lavorare alla mia
console.
"Ah, un'altra cosa. Credo che sia il caso che lei esca da 'Quake XXIV Secolo'
prima di inviare il messaggio. Non vorrei che qualcuno pensasse che lei è un
immaturo che mentre è in servizio gioca al computer..."
"Ehm... Si signore"
"Beh... perché fate quella faccia?" dissi rivolto ai miei compagni "Non avevo
forse detto che tutti gli ufficiali in Plancia erano intenti a giocare?"
"Veramente noi pensavamo che lei fosse più ligio al dovere" Mi disse
Kovoch.
"Sulla mia nave, lei sarebbe stato passato per le armi immediatamente! Ed in
maniera molto lenta e dolorosa!"
Presi il mio bicchiere e bevvi un goccio "Per fortuna sono un Ufficiale della
Flotta Stellare, allora! Comunque, torniamo al racconto. Dove ero rimasto? Ah,
si ora ricordo..."
Stavamo avvicinandoci sempre più alla Terra ed io ero sempre più in attesa di
rivedere il mio Pianeta. Avremmo avuto qualche giorno di licenza ed io li avrei
passati tutti a terra. Dopo oltre un anno che ero nello spazio e senza sapere
dove ci avrebbero spediti la prossima volta e soprattutto quando sarei potuto
ritornare a casa, il minimo che potevo fare era un po' di turismo qua e là;
sarei andato anche a salutare i miei parenti sul pianeta. Certo che era dura la
vita dell'esploratore spaziale, ma tutto sommato era questo quello che volevo
diventare e per raggiungere i propri obiettivi nella vita qualche sacrificio
bisogna pur farlo. Comunque in Plancia tutto procedeva alla perfezione. Becco
era stranamente calmo (grazie T'Mik!), gli scudi danneggiati dai Borg erano
stati riparati e al contrario del solito Anubi, Argo e Geppo non stavano
litigando per il possesso della nave. Tutto sarebbe potuto andare per il meglio,
se ad un tratto un pezzo di paratia del soffitto della Plancia non mi cadde in
testa, mandandomi nel mondo dei sogni per alcuni istanti. Quando mi riebbi, la
testa mi girava come una trottola e il Capitano mi disse di andare in Infermeria
a farmi curare.
"Non si preoccupi, Capitano" risposi io "Non è niente. Stiamo per arrivare in
vista della Terra e non voglio perdermi lo spettacolo".
"Come vuole Guardiamarina Jacket."
Così ripresi il lavoro alla consolle anche se ero un po' scombussolato, ma
sempre più in fremente attesa di vedere la Terra. E dopo pochi minuti... eccola
sui nostri schermi! L'avevo vista centinaia di volte dallo spazio, ma vederla
nuovamente era ancora uno spettacolo da togliere il fiato!
In Plancia erano tutti entusiasmati e felici di essere tornati a casa. Solo una
voce si distolse dal coro ed era quella di Frruuu, che lamentava una penuria di
caverne (o roba del genere) sulla Terra.
"Capo, scenda a pieno impulso, e poi si avvicini alla Base Stellare 01 a metà
impulso. Giusto per farci vedere che siamo tornati interi, faccia qualche giro
panoramico intorno alla Base e poi attracchi."
"Si Capitano"
"Ah un'ultima cosa... eviti di allargare le porte dell'Hangar, perché in caso,
tutti i danni se li paga lei... non so se mi spiego!"
"Perfettamente!"
Così iniziai le manovre di avvicinamento alla base, e quasi non mi accorsi,
rapito dal fascino del pianeta azzurro, della comunicazione in interfono che ci
avvertiva che il nostro Ufficiale Medico Capo era inciampato e aveva fatto
saltare una console mandandola letteralmente in fumo, probabilmente
soprappensiero per la presenza dell'Enterprise di Capitan Picard e allegri
compagni che appena ci avvicinammo alla BS-01, si diresse a curvatura in
direzione opposta alla nostra, forse per necessità o forse per fuggire da
noi.
Dopo aver compiuto un paio di giri intorno alla Base riuscii entrarvi senza
nemmeno strusciare le fiancate della Afrodite. Così potei finalmente comunicare
"Manovra di attracco completata" E aggiunsi urlando "Siamo a casa!"
"Signori, bentornati a casa...!" Intervenne il Capitano.
"A tutti i ponti: prepararsi allo sbarco!"
"E così siete sbarcati sulla base stellare..." commentò Jardek.
"Bhe, in verità non eravamo ancora sbarcati. Prima facemmo una mini-festa con il
Capitano per festeggiare il ritorno a casa. Dopo di che ognuno per la sua strada
per tutto il tempo in cui rimanemmo sul pianeta".
"Dev'essere stato bello rivedere la Terra dopo due anni..."
"È stata una cosa veramente emozionante ed indescrivibile"
"Io ero spesso lontano da Qo'nos, ma le assicuro che ogni volta che ci ritornavo
era sempre emozionante allo stesso modo."
"Finalmente dici una cosa giusta. Era un'emozione indescrivibile anche per me
quando rientravo su Romulus".
"E per me quando tornavo su Tellar".
"Quantunque sia illogico provare delle emozioni quando si rivede un pianeta,
devo ammettere che anche per me quando rientravo su Vulcano era un evento...
particolare".
"A questo punto credo che sia il caso che vada a dormire" Dissi improvvisamente
"Domani ho il turno che comincia alle sei".
"Va bene Guardiamarina. Buona Notte e grazie per il racconto. Quando ha qualcosa
di bello da raccontare, sa dove trovarci" Concluse Tern.
Così mi alzai dalla sedia, salutai i miei compagni e mi avviai verso il bancone
a pagare quella sanguisuga del barista ferengi. Poi mi diressi verso l'uscita
per andare nel mio alloggio. Ero veramente stanco e quel malefico ferengi mi
aveva ripulito, ma come speravo ero riuscito a tirarmi un po' su di
morale.
Adesso sapevo che ci saranno altri momenti in cui dovrò lasciare la Terra, ma
che ci saranno anche altri momenti in cui ci tornerò e tutte le volte sarà bello
come la prima volta che la vidi dallo spazio. Mentre le porte del ponte
ologrammi si chiudevano dietro di me, non potevo fare a meno di pensare che
avevo avuto un'ottima idea a creare quel Bar!
GM Peter Jacket
COO
USS Afrodite NCC-1863