Era un po' che ero rientrato a bordo della Afrodite dopo che ci avevano
annullato la licenza ed ancora ero innervosito.
Che ce ne fregava a noi di questi pazzi che disturbano le comunicazioni della
federazione? Noi stavamo in licenza e NON
ci importava di comunicare, meno che mai con il Comando di Flotta. Ma tant'è il
nostro numero uno aveva tanto insistito ed
eravamo stati costretti tutti a rientrare a bordo (tranne uno dell'infermeria,
un certo Adams che certamente si era imboscato
da qualche parte). E a niente era servito minacciare ritorsioni in sala mensa:
Frruuu era stata impassibile ed aveva ordinato
di rientrare a bordo. Così, a malincuore, avevo obbedito. L'unico vantaggio era
che il primo turno era di Boregh ed in quel
momento era lui in plancia al mio posto. Ma la soddisfazione durò poco. Non
avevo fatto nemmeno a tempo a mettermi nel mio
letto a cercare di riposare un pochino (sulla Riviera in licenza avevo faticato
molto...) che una comunicazione all'intercom
mi disse di salire in plancia. Sembrava che Boregh si fosse infortunato alla
vista del nostro nuovo barbiere di bordo.
Sul momento non capii cosa potesse esserci di così strano; tuttavia non persi
molto tempo a rifletterci sopra e seppur
riluttante mi avviai in plancia a dare il cambio al mio vice. Mi resi conto di
cosa aveva provato Boregh quando raggiunsi
la plancia. Un coso... o meglio... una scatola di metallo che svolazzava per la
plancia con un paio di forbici penzoloni su
un lato e un asciugamano sull'altro stava ispezionando le teste di tutti in
plancia e parlava in maniera decisamente strana
e ridicola. Ovviamente io non mi salvai e dopo un po' che mi ero seduto al posto
fino a poco prima occupato dal mio vice, mi
si avvicinò e mi disse: "Guavdiamavina, vuole pev caso una spuntatina ai
capelli?". Forse era stato attratto dai miei capelli
che sono lunghi... molto lunghi ma non avevo certo intenzione di separarmi da
loro, meno che mai in quel momento. Così gli
risposi di no e lui (o forse dovrei dire esso, trattandosi di un Simbionte
Trill... senza ospite!) si avviò fuori dalla
plancia, non prima però di averci detto chiaramente dove potevamo trovarlo in
caso di bisogno.
Dopo un po' il Capitano fece un annuncio: ci disse delle congratulazioni che il
presidente della federazione ci faceva per
aver completato con successo la missione con i Sergriss e ci aggiungeva anche le
sue di congratulazioni, dicendoci di
mantenere il riserbo sui particolari della missione con coloro che non ne
avevano preso parte se non volevamo finire davanti
alla corte marziale. Mentre ci avvicinavamo alla nostra destinazione arrivò una
notizia molto triste. Sembrava che il membro
dell'equipaggio che mancava all'appello fosse deceduto. Non avevamo maggiori
notizie, T'Mik stava cercando di barcamenarsi
in mezzo ai disturbi con calma vulcaniana per cercare di avere maggiori
informazioni dal Comando, ma anche così rimanemmo
interdetti ed intristiti tutti in plancia (e sospetto che anche buona parte
dell'equipaggio si sentiva come noi) per un bel
po' di tempo. Ci 'risvegliammo' solo quando arrivammo al pianeta da cui
provenivano i disturbi. Informai il capitano che
eravamo arrivati e anche lui sembrava ancora soprappensiero per la notizia di
prima. Formò la squadra di sbarco che sarebbe
scesa sul pianeta e lo comunicò agli interessati tramite l'Intercom; io ne
facevo parte, e sarei stato sostituito in plancia
da Boregh che si era riavuto dal leggero incidente di prima. Io e tutti gli
ufficiali di plancia che dovevano scendere
sul pianeta ci recammo in sala teletrasporto raggiunti dagli altri componenti la
squadra di sbarco; così dopo esserci
equipaggiati a dovere scendemmo sul pianeta.
Appena mi rimaterializzai, mi accorsi che c'era qualcosa che non andava. Oltre
al fatto che il nostro numero uno strisciava
più in basso del solito, facendo un solco molto profondo e parlando con un filo
di voce, anch'io avevo i miei bei problemi.
Mi sentivo molto appesantito e spossato; inoltre mi sentivo bene 'ancorato' a
Terra. Probabilmente il pianeta aveva una
gravità molto alta e per questo c'erano tutti quei problemi che non colpivano
solo me, ma anche i miei compagni nella squadra
di sbarco.
- Grande Zot, mi sento un po' giù! - intervenne improvvisamente il Numero Uno -
Non Badate a me, Rael, Rogers, Kelley,
Magnum andate in avanscoperta, tutti gli altri mi seguano...
Non so cosa ci accadde in quel momento, ma all�unisono fummo tutti colti da
un'improvvisa folgorazione e ci buttammo in
terra ed iniziammo a strisciare mimando i movimenti del numero uno, che non
sembrava gradire quell'improvviso attacco
di goliardia generale.
- Molto, molto divertente! - sbottò il numero uno - Il prossimo spiritosone gli
passeggio sulle gengive. Alzatevi e datevi una mossa!
- Non faccia così Numero Uno, lo abbiamo fatto per tirarla su!
- Già, in mancanza di un paranco, facciamo quel che possiamo.
- Invece di chiacchierare tanto, datevi un'occhiata intorno, io da qua sotto non
vedo una mizzica - continuò Frruuu.
- Non sembra ci sia molto da vedere, forse abbiamo sbagliato pianeta.
In effetti quella poteva essere una possibilità dato che i sensori della
Afrodite non erano, per così dire, tarati in maniera
ottimale. A togliermi questo pensiero di dosso ci pensò la squadra mandata in
avanscoperta che ci avvertì di aver trovato qualcosa
dietro una collina che si trovava di fronte a noi. Rael ci informò di aver
trovato una valle piena di trasmettitori che erano
probabilmente i responsabili delle emissioni di disturbo.
Ci riunimmo così al resto della squadra di sbarco in cima alla collina e ci
trovammo anche noi di fronte alla valle completamente
ricoperta di antenne di trasmettitori.
Arrivati sulla sommità della collina il Numero Uno ci diede ordine di
sparpagliarci per esplorare la zona e così facemmo, solo
che il povero Rogers inciampò e si ruppe qualche osso. Avremmo dovuto
teletrasportarlo a bordo, ma per via delle interferenze
preferimmo non rischiare a comunicare con la nave e lasciammo il povero Rogers
insieme a Kelley e Magnum e al dottor van Bajark
a prestargli le prime cure mentre noi altri continuammo l'esplorazione. Io
iniziai ad esplorare la zona a me assegnata. Guardando
tra i vari ripetitori, mi accorsi che ce n'era uno diverso dagli altri con un
cartello che sembrava indicare qualcosa di importante.
Cercai di leggerlo ma era scritto in una lingua sconosciuta. Non ero un esperto
di linguaggi ma avevo l'impressione di aver trovato
qualcosa di vitale per l'intera struttura di ripetitori. Così informai il numero
uno.
- Frruuu, Signore, penso di aver trovato il pannello di controllo dell'intera
stazione - esagerai, convinto di non essermi
allontanato troppo dalla verità della situazione.
- Ottimo lavoro, signor Jacket. Guardi se riesce a tracciare il segnale di
provenienza.
Così iniziai ad armeggiare sulla console del dispositivo cercando di
interpretare le scritte che apparivano sui display.
- Non c'è problema: basta seguire le indicazioni, spingo qui, alzo là, calibro
lì sotto et voilà!
A quel punto si aprì un pannello sul trasmettitore che indicava uno scomparto
nascosto. Ci avvicinammo tutti trepidanti nell'attesa
di scoprire cosa mai di importante potesse esserci in quello scompartimento.
Amara fu la mia sorpresa quando mi accorsi che si
trattava di un comunissimo... bagno... gabinetto... water... insomma... di un
cesso!
A quel punto tutta la squadra di sbarco si mise a sghignazzare; in ogni caso non
volevano accettare la straordinarietà della mia
scoperta: aver trovato un bagno (forse l'unico) tra migliaia di trasmettitori e
al primo colpo non era certo da tutti. Però forse
per punizione il numero uno e gli altri della squadra di sbarco, tra una risata
e l'altra, mi lasciarono lì a cercare di capire
come funzionava quel dispositivo e ad armeggiare sulle console nella speranza di
scoprire magari qualcosa di veramente importante
mentre loro proseguivano con l'esplorazione della zona. Iniziai a lavorare sulle
console e iniziai a premere qualche tasto a caso
nella speranza di imbroccare qualcosa. Da poco s'era alzato un forte vento che
mi dava molto fastidio, ma incurante di tutto,
continuai il mio lavoro.
Dopo qualche minuto che armeggiavo alla console (e svariati e strani rumori
provenienti dal gabinetto), pensai di aver scoperto
l'inghippo ed informai il Numero Uno.
- Signor Frruuu, sono riuscito a decifrare il codice guardi.
- Signor Jacket, se adesso si apre la porta dello sgabuzzino la mando a
tagliarsi i capelli da Tax... a zero!
Il suo riferimento ai miei lunghi capelli raccolti in una coda (e che cavolo, lo
fa Worf non posso farlo io!?) mi offese un
poco ma oramai ero sicuro (quasi) di quello che stavo facendo. Del resto era
evidente che il numero uno stava soffrendo molto
per l'elevata forza di gravità che la stava schiacciando sul pavimento come una
sardina. Così dissi (incrociando le dita):
- Non si preoccupi guardi, era una scatola cinese, la porta per accedere alla
sala di controllo è posta nel bagno.
E infatti si aprì una porta all'interno del bagno che dava su di una saletta
piena di consolle e schermi di controllo.
Entrammo tutti tranne Rael che rimase fuori a fare la guardia e Frruuu ci disse
di iniziare ad indagare su un modo per
spegnere l'intero sistema di ripetitori. Dopo un po' che stavo lavorando ad una
console (e dopo svariate sequenze di tasti
spinti a caso) riuscii a trovare il pianeta da cui proveniva il segnale
ritrasmesso dai ripetitori posti sul pianeta in cui
ci trovavamo. Così informai della mia scoperta il numero uno che si disse molto
soddisfatta. A quel punto uscimmo tutti
all'aperto e fummo riteletrasportati sulla nave dato che era stato finalmente
riparato il teletrasporto.
Rientrato a bordo mi diressi verso il mio alloggio per prepararmi per le esequie
del signor Adams. La missione era stato un
ottimo diversivo, ma la tristezza per la perdita di un membro dell'equipaggio
rimaneva. Lungo la strada incontrai il signor Boregh.
- Signor Boregh, si è riavuto da quel piccolo incidente?
- Tutto a posto, ora, signore. Vengo dalla plancia dove ho appena finito di
riparare un circuito difettoso che stava creando
qualche problemino.
- Voglio sperare che lei parteciperà alla esequie del signor Adams.
- Sì signore, mi stavo giusto andando a mettere l'alta uniforme.
- Bene, signor Boregh.
Detto questo mi avviai verso il mio alloggio dove l'alta uniforme stava
aspettando anche me.
Quando arrivai nella sala dove si sarebbero tenute le esequie, quasi tutti gli
ufficiali superiori erano già riuniti.
C'erano anche alcuni amici del povero Douglas. Era senza dubbio un funerale
molto strano dato che sui tavoli c'erano boccali
di birra e mucchi di sacchetti di noccioline. Presi un boccale anch'io, come
avevano fatto tutti gli altri e mi voltai verso il
Capitano. Il Nostro attese che anche l'ultimo ufficiale arrivasse e poi iniziò a
parlare.
- Siamo qui riuniti per rendere omaggio a uno dei nostri, senza di lui il vostro
Capitano probabilmente non sarebbe ciò che è ora,
lui ha indicato la via a tutti noi, folli, ironici, fantasiosi giocatori, A
Douglas Noël Adams, addio e grazie per tutte le risate!
Bevemmo tutti dal nostro boccale ed iniziammo a sgranocchiare qualche
nocciolina. Scorsi sui visi di alcuni dei miei compagni delle
lacrime scivolare già dalle guance, ma non ci feci caso, del resto era un
funerale non una partita di Hockey. Ero molto triste
anch'io, perché quello era il primo caduto della nostra 'gloriosa' storia e
perché era un evento che mai avrei potuto immaginare
potesse accadere proprio a noi. Mi passai la manica dell'alta uniforme sugli
occhi per farmi passare un po' di prurito che mi era
venuto, tirai su leggermente con il naso e poi mi avviai verso il gruppetto di
ufficiali alla mia destra per cercare di farmi passare
un po' di tristezza.
GM Peter Jacket
COO
USS Afrodite NCC-1863
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GM P. JACKET
Mission: 5 — It's a Long Way to Tipperary
Stardate
10108.25
Diario di Missione