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GM P. JACKET
Mission: 5 — It's a Long Way to Tipperary
 Stardate 10108.25
Diario di Missione

Era un po' che ero rientrato a bordo della Afrodite dopo che ci avevano annullato la licenza ed ancora ero innervosito. Che ce ne fregava a noi di questi pazzi che disturbano le comunicazioni della federazione? Noi stavamo in licenza e NON ci importava di comunicare, meno che mai con il Comando di Flotta. Ma tant'è il nostro numero uno aveva tanto insistito ed eravamo stati costretti tutti a rientrare a bordo (tranne uno dell'infermeria, un certo Adams che certamente si era imboscato da qualche parte). E a niente era servito minacciare ritorsioni in sala mensa: Frruuu era stata impassibile ed aveva ordinato di rientrare a bordo. Così, a malincuore, avevo obbedito. L'unico vantaggio era che il primo turno era di Boregh ed in quel momento era lui in plancia al mio posto. Ma la soddisfazione durò poco. Non avevo fatto nemmeno a tempo a mettermi nel mio letto a cercare di riposare un pochino (sulla Riviera in licenza avevo faticato molto...) che una comunicazione all'intercom mi disse di salire in plancia. Sembrava che Boregh si fosse infortunato alla vista del nostro nuovo barbiere di bordo. Sul momento non capii cosa potesse esserci di così strano; tuttavia non persi molto tempo a rifletterci sopra e seppur riluttante mi avviai in plancia a dare il cambio al mio vice. Mi resi conto di cosa aveva provato Boregh quando raggiunsi la plancia. Un coso... o meglio... una scatola di metallo che svolazzava per la plancia con un paio di forbici penzoloni su un lato e un asciugamano sull'altro stava ispezionando le teste di tutti in plancia e parlava in maniera decisamente strana e ridicola. Ovviamente io non mi salvai e dopo un po' che mi ero seduto al posto fino a poco prima occupato dal mio vice, mi si avvicinò e mi disse: "Guavdiamavina, vuole pev caso una spuntatina ai capelli?". Forse era stato attratto dai miei capelli che sono lunghi... molto lunghi ma non avevo certo intenzione di separarmi da loro, meno che mai in quel momento. Così gli risposi di no e lui (o forse dovrei dire esso, trattandosi di un Simbionte Trill... senza ospite!) si avviò fuori dalla plancia, non prima però di averci detto chiaramente dove potevamo trovarlo in caso di bisogno.
Dopo un po' il Capitano fece un annuncio: ci disse delle congratulazioni che il presidente della federazione ci faceva per aver completato con successo la missione con i Sergriss e ci aggiungeva anche le sue di congratulazioni, dicendoci di mantenere il riserbo sui particolari della missione con coloro che non ne avevano preso parte se non volevamo finire davanti alla corte marziale. Mentre ci avvicinavamo alla nostra destinazione arrivò una notizia molto triste. Sembrava che il membro dell'equipaggio che mancava all'appello fosse deceduto. Non avevamo maggiori notizie, T'Mik stava cercando di barcamenarsi in mezzo ai disturbi con calma vulcaniana per cercare di avere maggiori informazioni dal Comando, ma anche così rimanemmo interdetti ed intristiti tutti in plancia (e sospetto che anche buona parte dell'equipaggio si sentiva come noi) per un bel po' di tempo. Ci 'risvegliammo' solo quando arrivammo al pianeta da cui provenivano i disturbi. Informai il capitano che eravamo arrivati e anche lui sembrava ancora soprappensiero per la notizia di prima. Formò la squadra di sbarco che sarebbe scesa sul pianeta e lo comunicò agli interessati tramite l'Intercom; io ne facevo parte, e sarei stato sostituito in plancia da Boregh che si era riavuto dal leggero incidente di prima. Io e tutti gli ufficiali di plancia che dovevano scendere sul pianeta ci recammo in sala teletrasporto raggiunti dagli altri componenti la squadra di sbarco; così dopo esserci equipaggiati a dovere scendemmo sul pianeta.

Appena mi rimaterializzai, mi accorsi che c'era qualcosa che non andava. Oltre al fatto che il nostro numero uno strisciava più in basso del solito, facendo un solco molto profondo e parlando con un filo di voce, anch'io avevo i miei bei problemi. Mi sentivo molto appesantito e spossato; inoltre mi sentivo bene 'ancorato' a Terra. Probabilmente il pianeta aveva una gravità molto alta e per questo c'erano tutti quei problemi che non colpivano solo me, ma anche i miei compagni nella squadra di sbarco.
- Grande Zot, mi sento un po' giù! - intervenne improvvisamente il Numero Uno - Non Badate a me, Rael, Rogers, Kelley, Magnum andate in avanscoperta, tutti gli altri mi seguano...
Non so cosa ci accadde in quel momento, ma all�unisono fummo tutti colti da un'improvvisa folgorazione e ci buttammo in terra ed iniziammo a strisciare mimando i movimenti del numero uno, che non sembrava gradire quell'improvviso attacco di goliardia generale.
- Molto, molto divertente! - sbottò il numero uno - Il prossimo spiritosone gli passeggio sulle gengive. Alzatevi e datevi una mossa!
- Non faccia così Numero Uno, lo abbiamo fatto per tirarla su!
- Già, in mancanza di un paranco, facciamo quel che possiamo.
- Invece di chiacchierare tanto, datevi un'occhiata intorno, io da qua sotto non vedo una mizzica - continuò Frruuu.
- Non sembra ci sia molto da vedere, forse abbiamo sbagliato pianeta.
In effetti quella poteva essere una possibilità dato che i sensori della Afrodite non erano, per così dire, tarati in maniera ottimale. A togliermi questo pensiero di dosso ci pensò la squadra mandata in avanscoperta che ci avvertì di aver trovato qualcosa dietro una collina che si trovava di fronte a noi. Rael ci informò di aver trovato una valle piena di trasmettitori che erano probabilmente i responsabili delle emissioni di disturbo.

Ci riunimmo così al resto della squadra di sbarco in cima alla collina e ci trovammo anche noi di fronte alla valle completamente ricoperta di antenne di trasmettitori.
Arrivati sulla sommità della collina il Numero Uno ci diede ordine di sparpagliarci per esplorare la zona e così facemmo, solo che il povero Rogers inciampò e si ruppe qualche osso. Avremmo dovuto teletrasportarlo a bordo, ma per via delle interferenze preferimmo non rischiare a comunicare con la nave e lasciammo il povero Rogers insieme a Kelley e Magnum e al dottor van Bajark a prestargli le prime cure mentre noi altri continuammo l'esplorazione. Io iniziai ad esplorare la zona a me assegnata. Guardando tra i vari ripetitori, mi accorsi che ce n'era uno diverso dagli altri con un cartello che sembrava indicare qualcosa di importante. Cercai di leggerlo ma era scritto in una lingua sconosciuta. Non ero un esperto di linguaggi ma avevo l'impressione di aver trovato qualcosa di vitale per l'intera struttura di ripetitori. Così informai il numero uno.
- Frruuu, Signore, penso di aver trovato il pannello di controllo dell'intera stazione - esagerai, convinto di non essermi allontanato troppo dalla verità della situazione.
- Ottimo lavoro, signor Jacket. Guardi se riesce a tracciare il segnale di provenienza.
Così iniziai ad armeggiare sulla console del dispositivo cercando di interpretare le scritte che apparivano sui display.
- Non c'è problema: basta seguire le indicazioni, spingo qui, alzo là, calibro lì sotto et voilà!
A quel punto si aprì un pannello sul trasmettitore che indicava uno scomparto nascosto. Ci avvicinammo tutti trepidanti nell'attesa di scoprire cosa mai di importante potesse esserci in quello scompartimento. Amara fu la mia sorpresa quando mi accorsi che si trattava di un comunissimo... bagno... gabinetto... water... insomma... di un cesso!
A quel punto tutta la squadra di sbarco si mise a sghignazzare; in ogni caso non volevano accettare la straordinarietà della mia scoperta: aver trovato un bagno (forse l'unico) tra migliaia di trasmettitori e al primo colpo non era certo da tutti. Però forse per punizione il numero uno e gli altri della squadra di sbarco, tra una risata e l'altra, mi lasciarono lì a cercare di capire come funzionava quel dispositivo e ad armeggiare sulle console nella speranza di scoprire magari qualcosa di veramente importante mentre loro proseguivano con l'esplorazione della zona. Iniziai a lavorare sulle console e iniziai a premere qualche tasto a caso nella speranza di imbroccare qualcosa. Da poco s'era alzato un forte vento che mi dava molto fastidio, ma incurante di tutto, continuai il mio lavoro.

Dopo qualche minuto che armeggiavo alla console (e svariati e strani rumori provenienti dal gabinetto), pensai di aver scoperto l'inghippo ed informai il Numero Uno.
- Signor Frruuu, sono riuscito a decifrare il codice guardi.
- Signor Jacket, se adesso si apre la porta dello sgabuzzino la mando a tagliarsi i capelli da Tax... a zero!
Il suo riferimento ai miei lunghi capelli raccolti in una coda (e che cavolo, lo fa Worf non posso farlo io!?) mi offese un poco ma oramai ero sicuro (quasi) di quello che stavo facendo. Del resto era evidente che il numero uno stava soffrendo molto per l'elevata forza di gravità che la stava schiacciando sul pavimento come una sardina. Così dissi (incrociando le dita):
- Non si preoccupi guardi, era una scatola cinese, la porta per accedere alla sala di controllo è posta nel bagno.
E infatti si aprì una porta all'interno del bagno che dava su di una saletta piena di consolle e schermi di controllo. Entrammo tutti tranne Rael che rimase fuori a fare la guardia e Frruuu ci disse di iniziare ad indagare su un modo per spegnere l'intero sistema di ripetitori. Dopo un po' che stavo lavorando ad una console (e dopo svariate sequenze di tasti spinti a caso) riuscii a trovare il pianeta da cui proveniva il segnale ritrasmesso dai ripetitori posti sul pianeta in cui ci trovavamo. Così informai della mia scoperta il numero uno che si disse molto soddisfatta. A quel punto uscimmo tutti all'aperto e fummo riteletrasportati sulla nave dato che era stato finalmente riparato il teletrasporto.

Rientrato a bordo mi diressi verso il mio alloggio per prepararmi per le esequie del signor Adams. La missione era stato un ottimo diversivo, ma la tristezza per la perdita di un membro dell'equipaggio rimaneva. Lungo la strada incontrai il signor Boregh.
- Signor Boregh, si è riavuto da quel piccolo incidente?
- Tutto a posto, ora, signore. Vengo dalla plancia dove ho appena finito di riparare un circuito difettoso che stava creando qualche problemino.
- Voglio sperare che lei parteciperà alla esequie del signor Adams.
- Sì signore, mi stavo giusto andando a mettere l'alta uniforme.
- Bene, signor Boregh.
Detto questo mi avviai verso il mio alloggio dove l'alta uniforme stava aspettando anche me.

Quando arrivai nella sala dove si sarebbero tenute le esequie, quasi tutti gli ufficiali superiori erano già riuniti. C'erano anche alcuni amici del povero Douglas. Era senza dubbio un funerale molto strano dato che sui tavoli c'erano boccali di birra e mucchi di sacchetti di noccioline. Presi un boccale anch'io, come avevano fatto tutti gli altri e mi voltai verso il Capitano. Il Nostro attese che anche l'ultimo ufficiale arrivasse e poi iniziò a parlare.
- Siamo qui riuniti per rendere omaggio a uno dei nostri, senza di lui il vostro Capitano probabilmente non sarebbe ciò che è ora, lui ha indicato la via a tutti noi, folli, ironici, fantasiosi giocatori, A Douglas Noël Adams, addio e grazie per tutte le risate!
Bevemmo tutti dal nostro boccale ed iniziammo a sgranocchiare qualche nocciolina. Scorsi sui visi di alcuni dei miei compagni delle lacrime scivolare già dalle guance, ma non ci feci caso, del resto era un funerale non una partita di Hockey. Ero molto triste anch'io, perché quello era il primo caduto della nostra 'gloriosa' storia e perché era un evento che mai avrei potuto immaginare potesse accadere proprio a noi. Mi passai la manica dell'alta uniforme sugli occhi per farmi passare un po' di prurito che mi era venuto, tirai su leggermente con il naso e poi mi avviai verso il gruppetto di ufficiali alla mia destra per cercare di farmi passare un po' di tristezza.
GM Peter Jacket
COO
USS Afrodite NCC-1863

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