Era una notte buia e tempestosa. Il vento gelido mi tagliava il volto. Stavo attraversando la steppa, alla
disperata ricerca di un
rifugio. Non sapevo come ero arrivata in quella landa gelida e desolata. Ricordavo solo che una settimana
prima... o era un mese...
o forse solo un paio di giorni... non so, avevo perso completamente il senso del tempo... mi trovavo nel mio
alloggio, sulla Afrodite,
a sorseggiare del the! Qualcosa accadde di repentino ma inesorabile, ed eccomi qui! La tormenta non mi
permetteva di vedere ad un palmo
dal naso. Ma ecco che, all'improvviso, scorsi una debole luce... forse c'era qualcuno. Accelerai il passo. Era
una capanna, sul limitare
del bosco. Dal comignolo si alzava un filo di fumo nero. C'era qualcuno? Sarà ospitale? Avevo solo un modo per
saperlo! Bussai disperata
alla porta, fino a slogarmi i polsi. Mi aprì una vecchina. Indossava un grembiule rattoppato. In testa aveva
un fazzoletto, portava
delle pattine ai piedi e aveva uno scopettone in mano.
- Fabiola! - mi disse. Io non sapevo chi fosse, ma lei evidentemente mi conosceva.
- Sono io, Ernestina! Non ti ricordi di me?
Quel nome mi era familiare, ma non ricordavo proprio quel volto rugoso. Ebbe cura di me nei giorni seguenti.
Mi curò, mi sfamò,
rammendò i miei abiti logori. In poche parole: mi rimise in sesto!
Qualche tempo dopo, una fresca mattina soleggiata, passata la tormenta che imperversò per giorni e giorni, ero
decisa ad andare via
da lì, a ritrovare la mia nave... non sapevo neppure se mi trovavo ancora nel quadrante alfa, ma dovevo
ritrovare la USS Afrodite.
Ernestina mi preparò una bisaccia con cibo e acqua. La salutai affettuosamente ringraziandola per quanto aveva
fatto per me e partii.
Presi un sentiero, attraverso la foresta, che mi avrebbe condotto ad un villaggio a pochi giorni di
cammino.
Camminai molto quel giorno. Verso sera giunsi ad una radura e decisi di accamparmi là. C'era solo l'ululato
lontano dei lupi a farmi
compagnia. Mentre mangiavo un boccone, all'improvviso, un lampo squarciò le nubi e venne a cadere a pochi
passi da me. Una strana
luce iridescente mi avvolse e un istante dopo ero sulla Afrodite, nel mio alloggio. Mi sentivo stanca, avevo
voglia di riposare, ma
il mio stomaco brontolava per la fame. Allora decisi di andare in Sala Mensa a mangiare qualcosa. Uscii dal
mio alloggio e mi diressi
al turbolift più vicino. Quando le porte del turboascensore si aprirono, però, dall'altra parte non c'era la
Sala Mensa, ma l'immensa
vastità dello spazio. Una vista agghiacciante che mi raggelò il sangue! Miliardi di pentolini luminosi
risplendevano nel buio dello
spazio. Cosa stava succedendo? Non ebbi il tempo di pensare a nulla perché nuovamente quella luce iridescente
mi avvolse. Quando
riaprii gli occhi mi ritrovai in una selva oscura che tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude...
USS Afrodite, Infermeria.
- Dottore, si sta svegliando!
- Come dice signor Carter?
- La signorina Renzi, si sta risvegliando!
- Ma... dove mi trovo!
- Ben tornata tra noi! Si trova in Infermeria.
- Signor Carter, cosa ci faccio qui?
- Il GM Ciccozzi l'ha trovata mentre vagava per i corridoi del ponte 8, e l'ha portata qui!
- Cosa mi è successo? E dov'è la dottoressa T'Mik, Robert?
- La dottoressa è a rapporto dal Capitano in Sala Mensa. Pare che tutto l'equipaggio sia soggetto ad una
attività REM
straordinaria. Ma non c'è nulla di cui preoccuparsi. Solo T'Mik pare esserne immune.
- Ho fatto un sogno stranissimo...
- L'abbiamo monitorata per tutto il tempo. Purtroppo non possiamo dimetterla come per tutti gli altri. A
quanto pare, queste
'interferenze' che hanno scatenato quest'insolita attività onirica a bordo, hanno su di lei degli effetti
insoliti e inaspetntati.
- Cioè?
- Ancora non lo sappiamo con precisione. Dovremo addormentarla nuovamente e tenerla sotto sedativi per
monitorare meglio la sua
attività REM. Non si preoccupi. Andrà tutto bene. Signor Carter!?
- Sì dottore?
- Ripristini lo stato di sonno indotto nella paziente.
- Sì dottore!
- Ora riposi Renzi... la sveglieremo noi appena avremo raccolto i dati necessari per curarla e stabilizzare la
sua...
- Ma io mi sento...
... ma sedendo e mirando la diritta via ch'era smarrita, sentii il ferro conficcarsi. Mi appoggiai sopra e lo
immersi più
profondamente e poi lo spinsi col peso del mio corpo. Decisi di rifugiarmi in quell'angolo di mondo non ancora
scoperto dalla morte,
e di aspettare qualcosa di certamente terribile... e non successe niente. Guardai il muro, rotto, nero, della
cascina, guardai
in giro, ma scorsi solo il nulla. Sono il vuoto, sono tutto ciò che esiste, sono in ogni foglia del bosco, in
ogni goccia di rugiada.
Toccherà mai la superficie della mia piena coscienza quel ricordo, l'attimo antico che l'attrazione d'un
attimo identico è venuta
così di lontano a richiamare, a commuovere, a sollevare nel più profondo di me stessa. Per conservare la linea
temporale stabilita
dall'armonioso scorrere delle ere...
Mi risvegliarono alcune ore più tardi. Erano riusciti a stabilizzare le mie condizioni di salute e quindi il
dottor Van Bajark mi
dimise dicendo che potevo riprendere le mie mansioni.
Nel persorso dall'Infermeria alla Plancia, una 'musica' assordante rimbombava per tutta la nave. Quando presi
posto alla mia
postazione sul Ponte di Comando, la situazione non cambiò. Pare che le interferenze, oltre a causare
un'insolita attività onirica
a bordo, abbiano mandato in tilt il computer di bordo. Da Nee aveva partecipato ad un ricevimento ufficiale in
Sala Mensa ed ora
riposava nel suo alloggio.
In Plancia Adam Smith si lamentava di avere i piedi gonfi. Evidentemente non ne poteva più di portare caffé
avanti e indietro
per la Plancia. Mi misi subito a controllare i dati dei sensori: non rilevavano nulla di particolare.
GM Fabiola Renzi
CSO
USS Afrodite NCC-1863